LE FANDONIE DI STEFANO CALANDRA SUI TERREMOTI

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La nostra Italia continua a tremare ma, come nasce un terremoto? Esiste davvero una relazione tra allineamenti planetari ed un sisma?

 

marco dimitri

 

Tipicamente il terremoto è causato dal movimento delle placche tettoniche all’interno della crosta terrestre. Questo movimento meccanico  provoca la liberazione di energia nel sottosuolo, il punto di origine è  chiamato ipocentro, mentre il punto della superficie terrestre è detto epicentro. Le parti sensibili interessate maggiormente dal movimento tettonico sono le faglie, in sintesi delle fratture causate dal movimento. L’energia attiva si sviluppa proprio così, attraverso queste.

Per fare un esempio più comprensibile, immaginiamo di avere in mano una gomma da disegno, questa è elastica, se viene stretta diverse volte osserveremo che inizierà a deformarsi ed a fratturarsi. Queste linee di frattura, conservano la propria elasticità, tenderanno a riposizionarsi ed a tornare nella posizione originale in modo molto rapido. Questo movimento viene percepito appunto come terremoto. I movimenti saranno verticali o orizzontali (o entrambi) dando origine a sussulti  e/o ondulazioni.

Oggi la scienza conosce bene quei luoghi a pericolo sismico interessati da queste dinamiche. INGV (l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ha rilasciato preziose mappe di pericolosità sismica in Italia, dividendole in colori:

Stefano Calandra

 

vedete che più il colore si avvicina al viola e più la zona è considerata a pericolo sismico. Non è una mappa che prevede i terremoti o che  stabilizza date in cui accadranno, è una mappa ben precisa che indica le zone interessate maggiormente dal movimento tettonico perchè vicine ad esso. Non confondete però (come fa Calandra) il pericolo sismico col rischio ad esso connesso. Il rischio è inerente alla quantità di danni possibili. Faccio un esempio più chiaro, un sisma in mezzo al mare ha un basso rischio perchè non vi sono edifici, popolazioni ecc. ma la zona è mappata come pericolosa. Parlo di un terremoto  in mare aperto lontanissimo da chiunque.

È quindi possibile allo stato attuale conoscere le zone pericolose , la magnitudo massima che una faglia può sviluppare ma non è ancora possibile sapere quando e con che magnitudo un terremoto colpirà una zona considerata pericolosa. Questo perchè entrano in gioco innumerevoli variabili oggi impossibili da calcolare. Quindi nessuno potrà mai rispondere alla domanda “C’è stato  il terremoto ora cosa accadrà?” o alla domanda “Quel terremoto potrà interessare anche la faglia del luogo in cui vivo?”. Il rilascio di energia sismica nella maggiore parte dei terremoti risponde alla legge di Omori ma le tempistiche possono abbracciare mesi se non anni, dipende quanta energia viene distribuita attraverso le faglie, dipende se si svilupperanno nuove fratture, dipende se vecchie fratture possono attivarsi.

Di tutto questo i pianeti c’entrano come i cavoli a merenda. Affermare che i pianeti abbiano una relazione coi terremoti sulla Terra è come affermare che, annaffiando le piante di casa si cambi automaticamente l’olio nella nostra macchina parcheggiata fuori casa.

Stefano Calandra quindi  dice un mucchio di  idiozie nei suoi comunicati d’allarme sismico, spessissimo vissuti con profonda apprensione da chi, purtroppo, il terremoto lo teme perchè l’ha vissuto.

Ma gli astrofisici cosa dicono delle fandonie di Stefano Calandra ? Dicono che sono fandonie, appunto.

Questa la dichiarazione dell’astrofisico Leopoldo Benacchio  (foto) ordinario dell’Istituto nazionale di Astrofisica  e docente all’Università di Padova rilasciata appunto nei confronti di Stefano Calandra:

«L’allineamento dei pianeti come segno premonitore di terremoti sulla terra è una fandonia basata tra l’altro su un presupposto inesistente»

L’interessante intervista rilasciata dal Prof. Bennacchio appare su il Resto del Carlino

Professor Benacchio, cosa pensa dell’ipotesi di Calandra?

«Premetto di non essere uno scientista, cioè uno che reputa meritevole di considerazione solo ed esclusivamente quel che proviene dal mondo accademico. Voglio dire: se c’è qualcosa di interessante, da qualunque parte provenga, ritengo vada approfondito. Nel caso citato dal Calandra, però, non vedo alcun elemento interessante. Anzi, la risonanza avuta dalla sua ipotesi è quasi preoccupante».

Si spieghi meglio.

«Innanzitutto non si può parlare né di ‘teoria’ né di studioso ‘autodidatta’. La teoria, infatti, è una descrizione analitica e sintetica allo stesso tempo, corroborata da infinite prove. E non è questo il caso. L’autodidatta, invece, deve aver almeno cercato di approfondire i concetti e i temi di base della disciplina di cui vuole occuparsi e anche di questo non mi pare ci sia traccia».

Andando al sodo, l’allineamento dei pianeti in che misura può influire sugli eventi sismici?

«Nessuna. Anche perché l’allineamento dei pianeti è un presupposto che non esiste. I pianeti, trovandosi su piani diversi, non stanno mai sulla stessa retta. Al massimo, come nel caso dell’ipotesi presa in considerazione, possiamo immaginarli, visti dalla Terra, come se fossero tutti entro un unico cono, per altro molto ampio. Comunque ammesso che l’opinione in questione si riferisca a questa situazione, per altro molto frequente, l’unica azione che possono esercitare i pianeti sulla terra, tolta la magia, è di tipo gravitazionale».

Bene, dunque?

«Dunque dal punto di vista gravitazionale a giocare un ruolo fondamentale è la distanza dalla terra. E i pianeti presi in esame sono troppo lontani per esercitare un’influenza concreta. Cerco di spiegarlo in modo comprensibile: la luna, ad esempio, è praticamente ‘attaccata’ alla terra e infatti ha un ruolo importante nelle maree. Diciamo che in qualche modo attrae i mari verso di sè. Giove, che è il più importante tra i pianeti del sistema solare avendo la massa maggiore, circa mille volte in più della Terra, dista dal sole circa il quintuplo della terra: quasi un miliardo di chilometri. Una massa immensa, quindi, ma lontanissima dal nostro pianeta. Alla luce di questo, dal punto di vista gravitazionale, l’influenza di Giove sulla Terra è la stessa di un uomo di cento chili su un altro uomo che si trovi a un metro da lui: praticamente nulla».

E la previsione del 25 ottobre quasi azzeccata in pieno?

«E’ una coincidenza. Come quando per il terremoto in Friuli del 1976, che ho vissuto in prima persona, si iniziò a parlare del vento caldo come segno premonitore o addirittura concausa. E il bello è che si tratta di un’idea diffusa ancora oggi. I geologi, perché la competenza delle ricerche in campo sismico è solo loro e non degli astronomi, hanno redatto da un paio di decenni una mappa precisa delle aree più a rischio in Italia, dopo studi approfonditi e lunghissimi. Ciò ci ha permesso di conoscere il rischio sismico di ogni singola provincia italiana, una conquista importantissima. Ecco, questa è scienza».

Perché ha definito la risonanza dell’ipotesi di Calandra «preoccupante»?

«Condividere pubblicamente certe opinioni diventa pericoloso, soprattutto quando si gioca con la paura della gente. Per non parlare di chi lo fa, senza competenze, toccando questioni che riguardano la medicina e la salute: in questo caso non esito a definire comportamenti del genere ‘criminali’».

Personalmente, come ho già scritto in un articolo su questo sito, Stefano Calandra nella sua “previsione” ipotizza altri luoghi nel mondo, non solo il centro Italia, anzi, il centro Italia lo menziona perchè  già ampiamente compromesso dall’attività sismica dei giorni precedenti. È utile anche dire che il terremoto si è verificato il giorno dopo la “profezia”, quando i pianeti non erano allineati.

È globalmente notorio che l’attrazione gravitazionale dei pianeti, anche se allineati tra loro, è ininfluente sulla crosta terrestre.

Già un noto ciarlatano del passato, Raffaele Bendandi, aveva collezionato non pochi fallimenti con un “teorema” simile ottenendo solo di spargere il panico, fino ad un intervento decisivo delle autorità che finalmente lo zittirono.

Marco Dimitri

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